
Giocando come siamo soliti fare, lasciamo
Iansa, la dea afro-brasiliana, danzare con sciabola e scacciamosche e con un balzo felino, degno della dea negra, spostiamoci ora verso Oriente dove, un'altra dea, non meno potente, ci attende:
Kali, la nera, l'oscura.
Nella mitologia sacra indiana
non esiste dea o dio che non abbia più manifestazioni, che non sia in grado cioè di cambiare volto, in una continua
metamorfosi.
Nemmeno la dea Kali si sottrae a questo fenomeno, essa è infatti la manifestazione guerriera della più dolce Parvati, moglie di Shiva.
Insomma,
Parvati è una dea buona ma se si arrabbia si trasforma in Kali e allora son dolori.
Kali non è soltanto la dea simbolo di oscurità e violenza, Kali è una dea benefica in quanto potenza purificatrice.
Quando insorge con la sua forza distruttiva fa piazza pulita di ogni cosa e non disdegna di far scorrere il sangue, se necessario.
Solo che per riportare all'ordine, Kali usa il disordine.
Anche l'aspetto di
Kali, come quello di Iansa,
è quanto mai erotico.
Kali è una
dea dalla pelle scura, appare quasi sempre nuda o vestita sontuosamente, con abiti appariscenti e sgargianti. Ha però uno strano gusto per gli accessori.
Ama molto le cinture che si allestisce mettendo in fila le teste mozzate dei demoni con cui ha combattuto.
La cosa stravagante è che i demoni sono tutti... maschi.Questa sontuosa cintura di
teste maschili mozzate la rende eroticamente una dominante.
A
Kali infatti si associa la
potenza primigenia di Lilith, la prima donna, quella che
precedette Eva e che fu ripudiata da Adamo in quanto sputava (lo sputo erotico dell'accoppiamento) e
non gli sottostava sessualmente, in quanto lo cavalcava.
La leggenda di
Lilith è sopravvissuta fino ad oggi e in molte tribù nomadi la si teme.
Lilith è ancor oggi venerata come un
diavolo del deserto: induce spossatezza, pensieri lascivi, riempie gli occhi di sabbia e tortura i maschi nel sonno.
Kali gli uomini, i demoni, non li tortura, semplicemente li decapita.
Sempre meglio di
Inanna, che invece li castrava.
Non a caso cito questa divinità mesopotamica. I ritrovamenti di statuine che la raffiguravano, all'inizio vennero interpretati nel segno della Venere di Milo, ossia: ha tante mammelle che sono simbolo di fecondità.
Come la
Venere di Milo le aveva rotonde e abbondanti, appunto. In realtà le tante mammelle erano... ghirlande di testicoli. Ad Inanna, dea della fertilità, venivano sacrificati molti tori e la dea si agghindava con i loro testicoli.
Kali è la diretta discendente di Lilith e di Inanna, una divinità ctonia, tellurica, la grande madre che governa un universo retto ancora dal matriarcato.
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