Bisex o bi-curious? Tendenza e moda, desiderio di far parlare di sé attraverso un percorso di presunto outing o reale cambiamento dei gusti sessuali?
Evoluzione della specie?
In una recente ricerca dell'Istituto di ortofonologia di Roma, è stato calcolato che tra gli undici e i sedici anni il 35 per cento delle ragazze si è avvicinata o ha provato l'esperienza omosessuale.
Ci si chiede se tutto questo ha un prezzo. Per dare una risposta sul tema è intervenuto addirittura Umberto Veronesi. Il suo punto di vista è che tutto questo ha un lato positivo.
"Positivo perché nasce dalla ricerca della parità dei sessi: negli ultimi vent'anni le donne hanno assunto ruoli sempre più attivi nella società e questo porta con sé un'attenuazione delle differenze sessuali.
Il fenomeno è appena agli inizi: perché prenda consistenza dovremo aspettare almeno due o tre generazioni"
ha concluso l'oncologo.
La fase iniziale di curiosità è quindi quella adolescenziale, ma non sono poche le persone che da adulti scoprono improvvisamente la loro bi-tendenza.
Tra i giovani, statisticamente parlando, gli Emo sembrano quelli con maggiore predisposizione.
Non solo "etero" dunque, ma anche "omo" e soprattutto "bisex". Hanno tra i quattordici e i diciotto anni e fanno parte di un movimento young-adult che in tutto il mondo ha fatto dell'ambiguità il proprio modo di amare.
Le ragazze camminano mano nella mano, provano baci e carezze, i maschi si fermano ad abbracci più virili ma più espliciti di un tempo: più che bisex molti si definiscono bi-curious, curiosi doppiamente, si vestono con stile androgino, si ispirano all'inquieto movimento "Emo", si incontrano e si confidano in una galassia di siti e blog dove raccontano la loro ambiguità.
Del resto questi teenager sono i figli di una società dove i ruoli tradizionali sono caduti, dove la confusione è forte, dove la moda, proprio sfruttando queste tendenze giovanili, propone immagini efebiche di maschi glabri e femmine senza seno, quasi indistinguibili.
spiega Francesca Sartori, docente di Sociologia del genere all'università di Trento che cerca di spiegare quanto accade come cambiamento culturale e non strattamente come cambiamento dei gusti sessuali in senso stretto.
A mio parere però è un azzardo parlare di gioventù bisex, perché è soltanto un´avanguardia trasgressiva che gioca con questi ruoli. E tra qualche anno capiremo se si tratta di "effetto età" o di un vero cambiamento. È certo, però, che gli adolescenti sperimentano una nuova libertà, ma anche un nuovo modo di non definirsi.
Federico Batini, ricercatore di Pedagogia all´università di Perugia, con il suo "
L'identità sessuale a scuola" afferma che
La bisessualità nell'adolescenza è sempre esistita, ma adesso non è più un tabù. Però il vero problema è che ai ragazzi mancano gli strumenti per decodificare ciò che gli accade, della sessualità sanno ciò che scoprono su Internet, spesso in modo grossolano e non selezionato.
In famiglia il discorso non viene affrontato e a scuola non se ne parla affatto. La verità è che non esiste per i giovani una alfabetizzazione sessuale.
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